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Nel 1998 cominciava l'avventura di "Suoni dal Mediterraneo", primo festival della città di Andria che è riuscito a rivitalizzare e valorizzare il suo centro storico, letteralmente invaso da migliaia di persone.
Oggi l’evento è annoverato tra i venti festival di musica etnica e popolare più longevi in Italia, oltre che pioniere per la valorizzazione e la divulgazione della conoscenza della musica etnica nel Meridione. Nessuno è mai rimasto deluso dalla tre giorni piena di spettacoli musicali con i migliori interpreti della scena etnomusicale, di seminari, di concerti-lezione, di proiezioni, di convegni e di presentazioni e pubblicazioni musicali.
La scorsa edizione ha registrato la presenza di 10.000 persone provenienti da molte località pugliesi e da altre regioni d’Italia tra cui giovani appassionati, gente del quartiere, viaggiatori intelligenti, nostalgici e non delle loro radici, anziani e bambini protagonisti, curiosi ed intenditori del genere.
Tutti mi hanno dimostrato come è possibile far vivere le piazze più belle della nostra città, grazie a un buon progetto culturale.
Dieci anni di storia, di immagini, di emozioni, di sperimentazione e ricerca musicale, di coinvolgimento popolare e di crescita culturale, realizzata attraverso il linguaggio musicale autentico dei popoli del Mediterraneo (in senso non strettamente geografico, ma soprattutto culturale) che con le sue vibrazioni arriva direttamente al cuore della gente.



AFRICA, DANZE, BANDE, CINEMA, PARANZE, BARBIERI, PIZZICHE E TARANTE


Il tema conduttore dell’edizione 2008 è una sintesi di contenuti culturali già evidenziati nelle scorse edizioni proprio con l’intento di celebrare il decennale.
Non a caso sono state invitate oltre alle nuove formazioni, anche alcuni degli artisti delle precedenti edizioni.
60 il numero degli artisti impegnati, con concerti, seminari, proiezioni, corsi di danza popolare, concerti-lezione, presentazioni e pubblicazioni musicali.

La prima serata, dedicata alla pizzica salentina, sarà aperta dalla “Tradizionale Salentina Dop” e dal gruppo “Zimbaria”, per omaggiare il grande cantore e tamburellista salentino Pino Zimba.

La seconda serata prevede 2 concerti all’insegna del dialogo interculturale. I gruppi impegnati saranno la “Gangbè Brass Band” una inedita orchestra africana formata da 9 ottoni dirompenti provenienti dal Benin ed il gruppo del virtuoso mandolinista Mimmo Epifani. Al termine del concerto i due gruppi daranno spazio a una improvvisazione collettiva già sperimentata in passato, proprio nel rispetto di uno degli obiettivi principali del festival che aspira a concepire la musica come un mezzo comunicativo efficacissimo atto a facilitare il percorso di integrazione tra popoli diversi, verso una via possibile al dialogo interculturale.

Non mancherà lo spazio dedicato alla solidarietà verso il popolo africano. In tutte e tre le serate un punto informativo della ONLUS “Insieme per l'Africa”, sarà presente in Piazza Catuma, con l’intento di raccogliere offerte per finanziare un progetto che prevede la costruzione di due aule scolastiche che ospiteranno più di 100 bambini della città etiope di Zway.

La terza serata sarà dedicata alle musiche dei riti e ai nuovi linguaggi musicali, con una banda e una paranza del sud Italia rappresentate rispettivamente dalla Fanfara Populara, (formazione d’avanguardia sempre alla ricerca di nuovi linguaggi espressivi sul solco della tradizione) e da Simone Carotenuto & Tammorrari del Vesuvio con le tammurriate e i canti alla stisa di invocazione alla madonna presenti in alcune processioni tipiche dell’Agro Nocerino.
Come di consueto, contestualmente agli spettacoli musicali, non mancheremo di presentare i più recenti lavori di ricerca etnologica ed etnomusicale sul nostro patrimonio culturale.
All’interno del cortile del Palazzo Ducale sarà presentata, in anteprima assoluta, la prima stesura di un originalissimo film documentario con musiche dal vivo, dal titolo “LATRODECTUS”, girato tra Francia e Italia dal regista Jeremie Basset e dall’etnopsichiatra Irene Gurrado.
Il giorno successivo nello stesso palazzo, si continua con l'esposizione di un lavoro di ricerca (oggetto di tesi di laurea discussa nel maggio scorso al DAMS dell’Università degli Studi di Roma Tre), svolto dall’andriese Davide Roberto negli archivi della documentazione video-sonora del Festival “Suoni dal Mediterraneo”. Seguirà un seminario in cui saranno illustrate le tecniche utilizzate nei tamburi a cornice del Meridione d’Italia.
Per quanto riguarda i momenti inerenti alla formazione del pubblico, domenica sera avremo un concerto-lezione con i depositari del patrimonio musicale di tradizione orale del Gargano, il gruppo di Michele Rinaldi, che ha inaugurato il Festival nel 1998.
Sempre nell’ambito della formazione del pubblico, quest’anno sarà attivato un corso di danza popolare. In una intensa due giorni, Giuseppe delle Donne e Lucia Polito ci faranno ballare la vera pizzica pizzica del Salento, attraverso cinque momenti di due ore ciascuno. Un percorso a tappe che alternerà la pratica alle informazioni utili per contestualizzare la danza e saperla usare con consapevolezza.

Il cartellone è ricco, e se si rispetta l’obiettivo di valorizzare le personalità regionali della musica folklorica accanto a quelle nazionali ed internazionali, non dimenticando nella programmazione le produzioni originali e il binomio ricerca-sperimentazione, si può resistere a quelli che sono i nemici naturali di un festival, quali l'omologazione e la perdita di interesse da parte di un pubblico sempre più circondato da decine e decine di pseudo-eventi che, inevitabilmente, lasciano il tempo che trovano. Penso di aver dimostrato che, con un solido progetto culturale realizzato sempre con modeste risorse finanziarie e mantenendo una coerenza di fondo nelle scelte artistiche, si può dare valore al marchio di un evento e conquistare nel tempo la fedeltà di un pubblico numeroso e affezionato, oltre al riconoscimento di istituzioni come l'UNESCO, che sanno discernere tra cultura e intrattenimento, tra proposte artistiche autentiche ed originali e semplici imitazioni.

Dal 1998 ‘Suoni dal Mediterraneo’ offre i tratti musicali di una terra privilegiando spesso i depositari di una tradizione musicale che è appresa oralmente. Svincolandosi dall’idea della mera spettacolarizzazione, il Festival propone anche il concerto lezione: non un prodotto da palco, ma un’occasione per informare, creare un rapporto tra musica e cultura d’appartenenza dei gruppi” (Ciro De Rosa, World Music Magazine, n.64, gennaio-febbraio ‘03).