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> ANTONIO MACCARONE CI HA LASCIATO
Certe notizie non dovrebbero mai arrivare. Specie quando ti affezioni al personaggio - non conoscendo l’uomo di persona - e a quanto sia riuscito a operare nella sua esistenza.
Erano in tre, fino a pochi anni fa: Sacco-Maccarone-Piccininno. Andrea e Antonio se ne sono andati… lunga vita a Piccininno! Su di lui, adesso, il peso di una tradizione che solamente per loro merito è tornata a vivere, divelta da tempi di abbandono e misconoscenza. Bastava soltanto citarne l’età per capire che non era fasulla, ma schietta, ancora fresca di sensazioni e brividi emozionali, genuina, cesellata sulle corde della “battente”, miniata da ciascuna delle percussioni della “tammorra”, incastonata in un patrimonio intangibile da ripescare, e salvare, e rilanciare ai posteri. Ai giovani appassionati che avevano nell’anima quelle vibrazioni e non lo sapevano. A tutti coloro che senza consapevolezza possedevano nelle proprie corde quel genere di musicalità e non avevano ancora trovato qualcuno che gliela svellesse dalle viscere.
Prima Andrea Sacco, il 17 marzo 2006, alla veneranda età di 95 anni, dopo aver narrato in quasi un secolo il “sistema dei valori” del mondo orale e contadino del Gargano. Oggi Antonio Maccarone, secondo pilastro di una terna irriproducibile. Elementi di una storia che ha fatto la Storia, cifre di una vicenda culturale che non poteva essere dimenticata, parametri di un pathos musicale che trova le sue radici nei popoli del mondo, appartengano o meno al Sud, ne facciano parte integrante o lo sfiorino soltanto. Andrea e Antonio sono adesso, la certezza è d’obbligo, in un pascolo più trascendente, ma anche lì dove sono stanno già pensando a come rendere ancora più eterna la massa di note e ritmi e frequenze e battiti e percussioni che hanno portato con sé nell’ultima parte di un viaggio interminabile. Solo una tappa di un percorso che non può e non potrà finire, perché il solco l’hanno segnato e in quel solco hanno seminato e in quella terra hanno germogliato e in quei frutti hanno creduto.
Il pensiero va ora al terzo di una triade che è stata celestiale e continuerà a rimanerlo. All’altro Antonio, Piccininno, conscio di non averli persi ma anche di averne ereditato la ponderosa saggezza e l’importante bagaglio, che porterà con sé nel tempo futuro, senza soluzione di continuità, testimone vivente di una saga inimitabile e inconfondibile, di una epopea che racchiude in solo tre parole - “Cantori di Carpino” - ogni sua valenza. Il nostro pensiero va a lui, consapevoli che possiede in sé ancora tanto da insegnare a chi ne raccoglierà lo “scettro” tramandando alle generazioni che verranno l’aulico spessore di un’autentica “forza della natura”. Quella “immaterialità” fatta di stornelli e serenate, tarantelle e sonetti, canzoni e ballate, pronte a sussurrarci “chi siamo”, “da dove veniamo” e “dove siamo diretti”.
autore: Piero Giannini