Ritorna a settembre il tradizionale festival andriese “Suoni dal Mediterraneo” organizzato dal Centro Studi “Il Giardino dei Suoni” che, sotto la direzione artistica di Ruggiero Inchingolo, ha fatto conoscere a tutti gli appassionati di musica etnica (dalla tradizione popolare al “revival” fino alla “world music”) gli artisti più rappresentativi della scena nazionale ed internazionale.
Ben 12 anni sono passati dall'esordio della manifestazione (che sarà realizzata grazie al contributo dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Andria e del sostegno dell'Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia), e già una generazione di ragazzi e ragazze hanno potuto danzare nelle piazze e nei vicoli del centro storico di Andria, senza però rinunciare, tra un'edizione e l'altra, a riscoprire le culture popolari dell'Italia meridionale; a capire quali legami ci sono tra il rito, la danza e la festa; a seguire come si è evoluta l'arte dell'improvvisazione nella cultura orale; a "vedere" i colori del rito nel mondo sacro e profano; a venire in contatto con le culture di confine dei vari continenti; ad ascoltare la voce del vento risuonare tra le torri di Castel del Monte; ad ammirare gli strumenti-simbolo di identità culturali.
E' Venerdì 31 luglio: il pubblico di piazza Catuma attende impaziente l'inizio dell'undicesima edizione del
Festival Suoni dal Mediterraneo!
Già dal primo pomeriggio il cortile del Palazzo Ducale di Andria si era animato di voci e suoni dell’entroterra campano: è il corso di tammurriata, completamente gratuito e aperto a tutti.
La serata inaugurale ha visto alternarsi sul palco di Piazza Catuma tre gruppi “
cresciuti con il Festival”: una grande festa sul palco e tra il pubblico accorso ad applaudire i brani classici della tradizione popolare italiana, interpretati dai
Folkisciotte, dagli
U’ Zinnanné e dai versatili
Terre di Musicanti, tutte giovani realtà della zona nord-barese a cui il festival diretto da Ruggiero Inchingolo (salito poi sul palco nella trascinante “jam” finale) ha fatto da padrino simbolico.
I tre gruppi della prima serata tutti insieme sul palco di piazza Catuma!
Il secondo giorno del festival comincia presto!
Il corso di tammurriata, diretto da
Maria Longobardi e
Iosé Giuseppe Rescigno (nella foto a sinistra) prosegue dalle ore 10,00 con il secondo modulo dei tre totali previsti dal programma. Decine di ragazzi e ragazze attenti a cogliere i movimenti antichissimi del
ballo sul tamburo , apprendendo oltre a questi ultimi anche
lo spirito e la ritualità della festa tradizionale all’interno della quale la tammurriata trova la sua collocazione e il suo senso.
Il pomeriggio di Palazzo Ducale prosegue dopo il corso con la presentazione del libro di Paolo Farina "Non ci dimenticate!", diario di un cammino di pace, tra Palestina e Israele compiuto dall'autore assieme ai ragazzi degli istituti scolastici superiori di Andria, alla ricerca di "uomini e donne che hanno scelto la via della pace e del dialogo, la strada della fratellanza e della condivisione per dire a tutti che questa è l'unica via possibile per una convivenza pacifica"

Più tardi, quando le cantanti pugliesi “
Faraualla” (foto a sinistra) con il gruppo israeliano-palestinese “
Ensemble Nuyallah” intonano il canto di pace “
Hava Nagila”, le emozioni salgono alle stelle e gli applausi diventano sempre più scroscianti. Un messaggio che ha riassunto in pochi versi quel desiderio di convivenza e di rispetto reciproco che il tema conduttore ha voluto trasmettere, facendo emergere il valore educativo che la musica può assumere al fine di favorire la conoscenza e la solidarietà tra i popoli.
Si va subito dopo in Piazza Catuma con i ritmi e le melodie del vicino oriente dello stesso gruppo
Ensemble Nuyallah (foto sotto).


La grande piazza a ridosso del centro storico di Andria ha poi risposto al messaggio iniziale dell’Ensemble NuYallah con una calorosa partecipazione, che è andata facendosi sempre più entusiasta mano a mano che le battute del quartetto (flauti, contrabbasso, percussioni e chitarra) aumentavano, fino a diventare danza popolare allo stato puro con gli
Spaccapaese, formazione campana dall’energia inesauribile e dal repertorio scatenato, colonna sonora delle feste contadine: la voce di Gerardo Amarante e la tammorra di Rocco Zambiano (nella foto qui sopra) risuonavano verso palazzo Ceci assieme ai suoni della chitarra battente di Fortunato Carotenuto, dei flauti e del clarinetto di Lello Settembre, del basso tuba di Michele Pennino e della fisarmonica di Francesco Migliaccio. Si è finiti come al solito tutti insieme, musicisti e spettatori al centro della piazza a creare un momento di unione, una vera
“paganissima” celebrazione religiosa!
Gli Spaccapaese si mescolano al pubblico del Festival
Domenica 2 agosto, ultimo giorno del Festival,
ha visto susseguirsi senza soluzione di continuità 5 appuntamenti tra Palazzo Ducale e piazza Catuma, i due palcoscenici dell’evento andriese.
Il cortile dell’antica dimora dei duchi di Andria ha fatto da scenario ai momenti dedicati alla formazione del pubblico: alle 18,30 l’andriese
Mirko Leonetti (qui a sinistra con Ruggiero Inchingolo) ha illustrato il contenuto della sua tesi di laurea, discussa il 16 luglio scorso al dipartimento di scienze della Comunicazione dell’
Università di Bologna e intitolata “Suoni dal Mediterraneo. Aspetti organizzativi, economici e di comunicazione” .

Alle 19,30 il mandolinista dell’orchestra della
Notte della Taranta,
Gianluca Longo, (a sinistra nella foto) ha presentato il suo libro "Il mandolino: Storie di uomini e suoni nel Salento" dedicato allo strumento che ha poi suonato in una breve dimostrazione allo scopo di mostrarne le tecniche fondamentali.
Momento finale del lungo pomeriggio del Palazzo Ducale, il suggestivo ed intenso concerto di Nico Berardi, con una formazione eccezionale a presentare il suo ultimo lavoro, “Il soffio dell’otre” in cui la zampogna diventa strumento principe della tradizione accanto alla ciaramella (Pino Colonna), alle percussioni (Silvio Teot), alla fisarmonica (Giuseppe Volpe), oltre ai più classici fagotto (Maria Arcangela Lorusso) e al violoncello (Anila Roshi).
Nico Berardi e il suo gruppo in un momento del concerto-lezione a Palazzo Ducale
Nemmeno il tempo di bissare il bis del “Soffio dell’otre” (una tarantella) che le luci di piazza Catuma si

spegnevano per annunciare l’inizio del concerto di
Daniele Durante (qui ritratto con la sua chitarra) e il suo gruppo (Francesca della Monaca, Tonino Vizzi, Damiano de Pascalis e Roberto Gemma): “
E allora tu si de lu sud” (l’ultimo lavoro di durante) vuole comunicare una “nuova proposta, nei contenuti e nella forma con cui esprimerli”. Sul palco, accanto alla chitarra, al “tamburieddhu” e alla fisarmonica, sono stati suonati anche strumenti come

l’incudine, la tinella e la cardarina, strumenti decontestualizzati dall’ambito d’uso per cui nascono, allo scopo di creare un tappeto sonoro che trae ritmo ed energia dagli strumenti di lavoro, e rafforzando così la rabbia e l’orgoglio di Daniele, fondatore del
Canzoniere Grecanico Salentino.
E le sponde orientali del Salento sono bagnate dal mare da cui la
BandAdriatica prende il nome, un mare in cui i “maremoti” sono per fortuna solo musicali! Il concerto dell’ensemble guidato dall’organettista
Claudio Prima (foto a sinistra) è di tutto rispetto:
Redi Hasa (foto a destra) al violoncello, Emanuele Coluccia al sax tenore e soprano, Andrea Perrone alla tromba e flicorno, Vincenzo Grasso al clarinetto e al sax tenore, Gaetano Carrozzo al trombone, Giuseppe Spedicato al basso e Ovidio Venturoso alla batteria: otto musicisti “navigatori “ che hanno fatto ballare il sempre attento e fedele pubblico del festival Suoni dal Mediterraneo. Così accade che anche ad Andria, le peculiarità e le tradizioni delle culture adriatiche possono trovare grazie alla musica un linguaggio nuovo che le accomuni e le faccia sentire meno lontane di quanto non siano in realtà.
In piazza anche il punto informativo di “
Italians for Darfur ONLUS", a tre giorni dalla decisione presa dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU di prolungare di un altro anno il mandato dei peacekeepers nella regione sudanese.
Il Festival Suoni dal Mediterraneo rimane fedele a se stesso: non è solo il momento di resistere, è il momento di affrontare a colpi di note i muri dell’indifferenza generale in cui viviamo, come le parole del grande Demetrio Stratos nel brano "Gioia e rivoluzione" da più di trent’anni ci ricordano.

Arrivederci al prossimo anno con Suoni dal Mediterraneo!
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