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Festival Suoni Dal Mediterraneo
Sesta Edizione (2003)

L'arte dell'improvvisazione nella cultura orale

Presentazione

"Il cantore popolare è tanto più valido per quanti più canti conosce, e per quanta più fantasia adopera nell'usare i versi tradizionali, nel mischiarli, fratturarli, per quanto più riesce a usare i modelli e variarli al momento dell'esecuzione, per quanto meglio riesce a cucire un canto all'altro senza il minimo segno di frattura né stilistica, né formale"

Con questi versi del noto musicologo e regista Roberto De Simone, si intende valorizzare quest'anno il concetto della "variazione" comune in tutte le culture di tradizione orale. Il vero cantore o suonatore popolare è colui che partendo da una melodia, presa dal grande bagaglio musicale della tradizione, riesce a variarne i modelli e a inventare (improvvisare) continue varianti.
Partendo da questa definizione nasce il tema conduttore "L'arte dell'improvvisazione nella cultura orale" che ruota intorno a tre elementi caratterizzanti: l'improvvisazione, ovvero le variazioni nel rispetto dei canoni della tradizione; il virtuosismo strumentale dei musicisti; la rappresentatività dell'artista e dello strumento musicale all'interno del suo contesto geografico.

L'edizione del 2003, si innesta su una materia di importante attualità: l'educazione interculturale, presupposto atto a favorire una migliore comprensione e partecipazione tra gruppi etnici, che interagiscono attraverso il linguaggio universale e unificante della musica. L'obiettivo primario è quello di creare un terreno di sperimentazione dove linguaggi musicali diversi si incontrano. Il risultato di questa commistione, non va inteso solo come momento di conoscenza e di gradimento del variegato spettacolo da parte del pubblico, ma mira a creare un dialogo, un confronto che tende a favorire lo scambio interculturale tra gli stessi gruppi musicali.

La prima serata sarà all'insegna del virtuosismo e si aprirà con un viaggio nella musica popolare italiana, condotto con maestria dai migliori virtuosi dell'organetto "Ciuma Salvi Tombesi Trio" fino ad arrivare alla musica dei Carpazi proposta dal quintetto rumeno "Bessarabians Orkestra".
Come di rito, non poteva mancare una serata dedicata alla Puglia, questa volta rappresentata dai ritmi trascinanti della pizzica salentina con il gruppo "Pino Zimba & Zimbaria", tamburellista storico di questo genere. A seguire, la popolare band degli "Opa Cupa", da anni orientata verso la musica balcanica, sperimenterà i suoi riff polifonici impetuosi dai tempi dispari e irregolari con i ritmi ossessivi e i fraseggi melodici "da trance" della pizzica. La serata conclusiva ospiterà due volti diversi del Mediterraneo, un ensemble africano proveniente dal Marocco e guidato da "Nour Eddine", con le musiche dei rituali di possessione delle comunità Gnawa e Jahjuka del Nord e Africa nera. Questi, a chiusura della serata, si confronteranno con le melodie articolate della "Fanfara Tirana", una dirompente orchestra di ottoni proveniente dall'Albania, che sta conquistando il pubblico di mezza Europa.

Agli spettacoli musicali si affiancheranno due concerti lezione, secondo una formula sperimentata con successo nella scorsa edizione.
Il primo, anche per far fronte alle molteplici richieste pervenuteci dai partecipanti delle scorse edizioni, illustrerà i procedimenti compositivi e le tecniche improvvisative delle musiche suonate da Luigi Stìfani di Nardò nei rituali di guarizione del tarantismo salentino, contenute nell'opera edita dalla BESA Editrice: Luigi Stìfani e la pizzica tarantata.
Il secondo sarà dedicato alla conoscenza di uno strumento rappresentativo della cultura indiana, il sitar, suonato da uno dei più eminenti suonatori: Sageer Khan, e si inserisce nell'ambito di una collaborazione con la Fondazione "Il Mandir della Pace", organismo internazionale che promuove la cooperazione tra Oriente e Occidente.

Quest'anno il Festival sarà dedicato alla memoria di uno dei più autorevoli etnomusicologi italiani, scomparso a febbraio del 2003, il prof. Roberto Leydi, docente dell'Università degli Studi di Bologna, che ci ha insegnato a considerare le culture musicali di tradizione orale non solamente come fenomeno folkloristico o di spettacolo, ma piuttosto come modi di esprimere (anche in senso artistico) i vari aspetti del vivere sociale di una comunità o di un gruppo etnico: credenze, tradizioni, idee, sentimenti, abitudini, comportamenti, arte e obiettivi comuni.

E' doveroso citare e ringraziare, oltre l'Assessorato alla Cultura del Comune di Andria, gli altri Enti e Istituzioni che da anni sostengono questo Festival, qualificandolo anche dal punto di vista della valorizzazione del nostro patrimonio turistico in ambito internazionale, oltre che sotto l'aspetto squisitamente culturale: la Commissione Nazionale Italiana per l'UNESCO, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Regione Puglia (Settore Attività Culturali), nonché l'Assessorato alla Cultura della Provincia di Bari rappresentato dal prof. Ennio Triggiani, per il suo prezioso contributo. Si ringraziano, infine, le aziende pugliesi che nel tempo offrono il loro solidale sostegno.

Ruggiero Inchingolo
Direttore Artistico

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Testi e ricerche etnomusicologiche: Ruggiero Inchingolo

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