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Festival Suoni Dal Mediterraneo
Quinta Edizione (2002)

Vocalità e tradizione: i percorsi dell’ “altro canto”

Presentazione

Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con il Festival “Suoni dal Mediterraneo”, organizzato dal Centro Studi “Il Giardino dei Suoni” con il contributo dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Andria.

 Il Festival giunge alla quinta edizione, confortato da un grande successo di pubblico e di critica (circa 3.500 presenze lo scorso anno). Esso è cresciuto senza soluzione di continuità dalla prima edizione ad oggi, raggiungendo ormai un’apprezzabile notorietà in ambito nazionale.

L’edizione del 2002 prevede importanti novità sul piano organizzativo, che puntano alla piena affermazione del Festival tra gli appuntamenti estivi di maggior interesse  sul territorio.

Una di queste è il consolidamento della sua funzione di promozione e rivitalizzazione del patrimonio storico-architettonico del centro storico, reinterpretato come palcoscenico naturale.
 A ciò si aggiunge un importante riconoscimento, il patrocinio della Commissione Italiana per l’UNESCO, che qualifica il Festival sia sotto l’aspetto culturale che dal punto di vista della valorizzazione del nostro patrimonio turistico in ambito internazionale.
Infatti, “Suoni dal Mediterraneo” è anche proposto come attrattiva culturale di rilievo turistico per l’intera area pugliese, in abbinamento alle proposte di pacchetti turistici realizzati da un’importante Agenzia di Viaggi barese per la destinazione Lazio-Puglia, nell’ambito di un accordo che vede coinvolti anche il Teatro “Sistina” e  il Teatro “Ambra Jovinelli “ di Roma.

Non manca inoltre, come nella scorsa edizione, la crescente e solidale partecipazione da parte di varie aziende private che contribuiscono alla miglior riuscita del Festival.
Il tema conduttore di questa quinta edizione 2002, ha per titolo:

Vocalità e tradizione: i percorsi dell’ “altro canto”

Il mio intento, in relazione agli scopi statutari del Centro Studi “Il Giardinio dei Suoni” che privilegia  l’aspetto didattico, mira a far conoscere le modalità vocali del canto di tradizione orale ai fini sia di fornire maggiori interpretazioni al termine “canto” in genere, sia di soddisfare quel bisogno ansioso di autenticità e di presa di coscienza della realtà musicale delle nostre radici, da parte del pubblico giovane.

In sostanza, esiste un modo di cantare “tipico”, dai tratti musicali peculiari di una determinata cultura, comunità o paese (soprattutto nei luoghi che hanno mantenuto intatte le loro antiche usanze) che merita di essere salvaguardato e valorizzato. L’invito che porgo a tutti coloro che si dedicano alla ricerca e alla riproposta del repertorio tradizionale è quello di recarsi alla fonte cioè di rintracciare i veri  “depositari” di una determinata tradizione o i documenti sonori originali, per meglio apprendere lo stile vocale del cantore o le tecniche esecutive di un suonatore tradizionale. Solo dopo questa necessaria consapevolezza potrebbe meglio configurarsi il percorso della riproposizione scegliendo il linguaggio, lo stile o il genere musicale più idoneo.

Il programma di questa quinta edizione, che si aprirà con una proiezione delle immagini più significative delle scorse edizioni del Festival, è composto da musiche e canti della tradizione orale, eseguiti sia da gruppi che ripropongono il repertorio tradizionale nel rispetto dei canoni musicali e partendo dalla ricerca sul campo sia da musicisti della tradizione.

Tra i gruppi di “riproposta” abbiamo l’onore di ospitare il grande vocalist “Arto Tunçboyaciyan” (Armenia) con la sua straordinaria ensemble ed il più abile suonatore di gaita nel mondo “Carlos Nuñez” (Spagna). Inoltre, in occasione dell’Anno della Cultura Ungherese in Italia abbiamo i formidabili “Romano Drom” che ci proporranno i canti e le danze degli zingari oláhs dell’Ungheria. Dalla Sardegna arriveranno invece, i “tenores sudillu” con la loro tipica vocalità, sostenuti dal M° Luigi Lai, ultimo depositario della tecnica del triplice oboe a fiato continuo: le launeddas

Accanto ai gruppi stranieri non poteva mancare la Puglia che, mentre nelle edizioni precedenti è stata rappresentata (anche didatticamente attraverso seminari di studio), dal tamburello salentino, dalla chitarra battente del Gargano, dalla banda musicale dell’entroterra barese (che coordina le fasi dei riti processionali della Settimana Santa), in questa circostanza e nel rispetto del tema conduttore, è rappresentata attraverso il canto della tradizione garganica e dell’alta Murgia.
Tra questi abbiamo gli ultimi cantatori e suonatori della tradizione popolare garganica “I cantori di Carpino”, e il conosciutissimo gruppo altamurano dei “Uaragniaun” con un repertorio di autentica riproposta di canti dell’alta Murgia.
Prima degli spettacoli serali saranno organizzati dei concerti lezione tenuti da studiosi, musicisti e “cantatori” del repertorio tradizionale, con l’intenzione di far conoscere le vocalità più rappresentative della nostra variegata penisola.
Direttamente dai Monti Lattari ascolteremo la testimonianza dei rappresentanti dell’autentica vocalità contadina dell’area napoletana, nonchè protagonisti  del canto “ncopp'o tammurrë”. La seconda serata dedicata ai concerti lezione si chiuderà con “Lucilla Galeazzi”, una voce “straordinaria” per un omaggio al canto popolare in italia.  


Ruggiero Inchingolo
Direttore Artistico

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Testi e ricerche etnomusicologiche: Ruggiero Inchingolo

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