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Festival Suoni Dal Mediterraneo
Quarta Edizione (2001)

I colori del rito nel mondo sacro e profano

Presentazione

Con i lusinghieri risultati, di pubblico e di critica, ottenuti nelle tre edizioni precedenti, il Festival “Suoni dal Mediterraneo” rappresenta ormai una tappa obbligata per numerosissimi appassionati, cultori e giovani provenienti da tutta la penisola.

Da quest’anno la manifestazione, realizzata dalla collaborazione tra l’Assessorato alla Cultura del Comune di Andria e il Centro Studi “Il Giardino dei Suoni”, diventa promotrice di un importante gemellaggio con lo storico Festival di Santarcangelo dei Teatri, la celebre rassegna che si svolge nella provincia di Rimini da oltre trent’anni.

L’importanza del Festival e la sua crescente notorietà a livello nazionale, oltre a godere della partecipazione del Patto Territoriale per l’Occupazione Nord Barese-Ofantino, è testimoniata anche dal suo inserimento nell’Agenda 2000  “L’Italia in scena” a cura del Dipartimento dello Spettacolo presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. A tutto questo si aggiunge inoltre, la solidale partecipazione da parte di varie Aziende private del territorio regionale che hanno contribuito alla migliore riuscita del Festival e con le quali si spera in futuro di stringere una collaborazione continuativa. 

Il sottotitolo di questa quarta edizione del Festival  I colori del rito nel mondo sacro e profano  che poggia i suoi presupposti nel solco tracciato dalle precedenti edizioni, intende sottolineare il rapporto esistente, tra musicafunzione rituale che si sussegue regolarmente all’interno di una comunità e che, decontestualizzandosi, diventa spettacolo attraverso gli strumenti musicali e la danza. La musica pur presente in tutte le società, possiede strutture, strumenti, significati e funzioni sociali molto diverse tra loro.

Nelle culture occidentali più avanzate e soprattutto nei grossi centri urbani la musica viene creata o percepita come un'attività autonoma, assegnandole un tempo preciso e limi¬tato. In molte etnie centroafricane invece, la musica, rientra nella pratica quotidiana; infatti, non esiste un rituale fatto di danze e suoni di tamburi che non scandisca i vari momenti del giorno o della vita sociale del villaggio.

Il conosciutissimo gruppo africano “Les tambour de Brazza” ospite in questa edizione del Festival, costituisce una testimonianza esemplare dei molteplici ritmi presenti nel loro paese di origine: il Congo.

Ma senza allontanarci troppo, e per non dimenticare le nostre radici, in alcuni piccoli centri della nostra penisola esistono ancora fenomeni in cui la musica è parte inscindibile dal contesto a cui appartiene. Un esempio che caratterizza questo legame ci viene offerto dall’ultima scoperta della World Music Internazionale “I Bottari di Portico”, i quali con mazze e bastoni, percuotono ritmicamente botti e tini, scandendo arcaici ritmi processionali, mutuati da una tradizione pagana, confluita in seguito in una festa religiosa.

Non solo, anche le marce legate ai riti della Settimana Santa, eseguite dalla tradizionale banda di Ruvo, rappresentano un elemento imprenscindibile dello storico rito processionale. Per completare il quadro sul legame tra musica e ritualità, sarà affrontato un seminario sul tema: I giorni del Sacro in Puglia con suoni e gesti della Settimana Santa.

Nei seminari delle scorse edizioni abbiamo ampiamente analizzato il fenomeno del Tarantismo salentino,  e quindi la funzione fondamentale assunta dalla musica e dal ballo durante i riti di guarizione. Questa volta i nostri orizzonti si spostano verso un’altra pratica con forti funzioni terapeutiche, religiose e sociali, regolata attraverso la danza e la musica, e che prevede una partecipazione collettiva: i rituali della Confratenita dei Gnawa del Marocco, i cui contenuti verranno affrontati durante il seminario condotto da Abdelaziz Arradi

Potrei prolungarmi ancora ma la sostanza non cambia. L’argomento di quest’anno è un invito a conoscere usanze, modi e tradizioni, nel tentativo di imparare ad intendere la ritualità come “valore”, e non solo come sistematico e laborioso recupero, ma come riappropriazione di sentimenti latenti, di suoni ancestrali, di spazi incontaminati e di antichi odori, oserei dire. Ed infine concludo dicendo che il monito serve anche a scongiurare l’avvilente attuale omologazione agli standard culturali ed agli stereotipi dell’informazione offerti in genere dai mass media.

Ancora una volta la piazza e le vie del centro storico, diventano centro di aggregazione, unico e vero contenitore dove i giovani si incontrano per celebrare un rito nei riti, fatto di musica, elemento catalizzante per tirar fuori ansie e depressioni, attraverso il giocare del corpo e l’abbandono dei sensi, rimanendo  ancora una volta protagonisti.


Ruggiero Inchingolo
Direttore Artistico

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