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Festival Suoni Dal Mediterraneo
Seconda Edizione (1999)

Culture di confine

Presentazione

Suoni dal  Mediterraneo rinuncia a determinate rassicurazioni auditive e punta con evidenti difficoltà a trasformarsi in uno spazio ricco di stimoli e prospettive quanto di provocazioni e ambizioni.

Per lo spettatore, la successione degli eventi del Festival può essere un  insieme di occasioni per scorgere lontano dalle consuetudini d'ascolto, per avvicinarsi alle differenze, conoscere i retroterra culturali delle nostre tradizioni, le analogie di una realtà ancor più multiculturale.

Puntare alla scoperta della diversità sarà allora fondamentale per lo sviluppo generale della sensibilità musicale contemporanea (ad ogni livello di espressione), sia nella pratica che nella fruizione. Stimolare la crescita di nuove potenzialità attraverso la riscoperta di culture di confine, nascoste, subordinate o ai margini dell'ufficialità.
Modificare l'attenzione verso le molteplici identità e le inedite risultanze scaturite dal loro incontro.

Rispetto delle "tradizioni" ma anche pluralità delle fonti di ispirazione dunque, come pure contaminazione ed integrazione tra le musiche altrui, esperienze "migranti" che attraversano territori geografici, politici, tradizioni, lingue.

Il festival diventa un luogo di confronto e di partecipazione col cuore, con il corpo e con la mente. Un momento che ricostruisce quell'immenso coro del mondo in cui parti diverse evolvono nella consonanza pur restando se stesse.

Ogni musica, con la forza, il dinamismo, e la capacità di provocare comportamenti, di eccitare o deprimere, di scatenare o quietare attraverso reazioni fisiche e mentali, continuerà ancora a rivelarsi quale mezzo straordinario per la conoscenza dell'uomo. Suoni dal Mediterraneo tenta, con i suoi mezzi, di abbattere le barriere "ideologiche" che per certi aspetti continuano a dominare l'opinione comune tenendo in piedi fratture nel mondo della musica e mira al superamento di ogni distinzione fra i generi.

Con l'augurio che,  in un Paese come il nostro in cui da sempre settori non "istituzionalizzati" attendono un "riconoscimento", all'alba del terzo millennio cambi anche l'interesse e l'atteggiamento da parte delle istituzioni verso la musica, se è vero che essa

".. quale mezzo di espressione artistica e di promozione culturale, costituisce, in tutti i suoi generi e manifestazioni, ivi compresa la musica popolare, aspetto fondamentale della cultura nazionale ed è un bene culturale di insostituibile valore sociale e formativo della persona umana..."  (dall'art.1, testo unificato del disegno di legge sulla musica in discussione al Senato).

Vito Fernando Innone
Coordinamento Organizzativo

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Testi e ricerche etnomusicologiche: Ruggiero Inchingolo

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